domenica 29 giugno 2008
Category: Pensiero della settimana
Posted by: parrocchia
Oggi la liturgia sospende il normale corso delle celebrazioni per ricordare Pietro e Paolo, due santi molto diversi tra di loro. Un pescatore (Pietro) e un fariseo zelante della Legge, persecutore dei primi cristiani (Paolo); il primo del gruppo dei dodici e uno che di quel gruppo non ha mai fatto parte; uno che è stato a stretto contatto con Gesù e uno che Gesù non lo ha mai conosciuto; Pietro, l'apostolo degli Ebrei e Paolo, l'apostolo del mondo pagano e di Roma... Entrambi però sono stati capaci di dare la vita per il Signore. Per capire la bellezza della narrazione del Vangelo, bisogna considerare il suo sfondo geografico. Cesarea di Filippo si estendeva ai piedi del monte Ermon. Una delle grotte era dedicata al dio Pan e alle ninfe. Sulla sommità di una rupe, Erode aveva fatto costruire un tempio in onore di Cesare Augusto, mentre Filippo, suo figlio, aveva ingrandito questa località dandole il nome di Cesarea. Venerare un idolo e un uomo dagli Ebrei era considerato un'opera satanica, e perciò la grotta era considerata l'ingresso del regno di Satana: l'inferno. In questo luogo sacrilego, si svolse un dialogo fra Gesù, il Figlio del Dio vivente, e Simone, il figlio di Giona. Gesù parla di un'altra pietra sulla quale edificherà un altro tempio, la Chiesa di Dio. Nessuna potenza infernale potrà mai prevalere su di essa. Simone, in quanto responsabile, ne riceve le chiavi, e così il potere di legare e di sciogliere, cioè l'autorità dell'insegnamento e il governo della Chiesa. Grazie a ciò, Simone ne è diventato la pietra visibile, che assicura alla Chiesa ordine, unità. La Chiesa non potrà essere vinta né da Satana né dalla morte, poiché Cristo vive ed opera in essa. Pietro e Paolo insieme sono la Chiesa con le sue debolezze umane, le sue cadute e incoerenze, ma con la sua capacità di chiedere perdono e di ricominciare. Ogni papa è il Pietro della propria epoca Oggi la liturgia sospende il normale corso delle celebrazioni per ricordare Pietro e Paolo, due santi molto diversi tra di loro. Un pescatore (Pietro) e un fariseo zelante della Legge, persecutore dei primi cristiani (Paolo); il primo del gruppo dei dodici e uno che di quel gruppo non ha mai fatto parte; uno che è stato a stretto contatto con Gesù e uno che Gesù non lo ha mai conosciuto; Pietro, l'apostolo degli Ebrei e Paolo, l'apostolo del mondo pagano e di Roma... Entrambi però sono stati capaci di dare la vita per il Signore. Per capire la bellezza della narrazione del Vangelo, bisogna considerare il suo sfondo geografico. Cesarea di Filippo si estendeva ai piedi del monte Ermon. Una delle grotte era dedicata al dio Pan e alle ninfe. Sulla sommità di una rupe, Erode aveva fatto costruire un tempio in onore di Cesare Augusto, mentre Filippo, suo figlio, aveva ingrandito questa località dandole il nome di Cesarea. Venerare un idolo e un uomo dagli Ebrei era considerato un'opera satanica, e perciò la grotta era considerata l'ingresso del regno di Satana: l'inferno. In questo luogo sacrilego, si svolse un dialogo fra Gesù, il Figlio del Dio vivente, e Simone, il figlio di Giona. Gesù parla di un'altra pietra sulla quale edificherà un altro tempio, la Chiesa di Dio. Nessuna potenza infernale potrà mai prevalere su di essa. Simone, in quanto responsabile, ne riceve le chiavi, e così il potere di legare e di sciogliere, cioè l'autorità dell'insegnamento e il governo della Chiesa. Grazie a ciò, Simone ne è diventato la pietra visibile, che assicura alla Chiesa ordine, unità. La Chiesa non potrà essere vinta né da Satana né dalla morte, poiché Cristo vive ed opera in essa. Pietro e Paolo insieme sono la Chiesa con le sue debolezze umane, le sue cadute e incoerenze, ma con la sua capacità di chiedere perdono e di ricominciare. Ogni papa è il Pietro della propria epoca.