domenica 9 marzo 2008
Gesù piange per l'amico Lazzaro. Le lacrime sono la ribellione di Gesù ad accettare la morte dell'amico. Amore sincero fino al grido: Vieni fuori! Ciascuno di noi è Lazzaro, amato e malato. Il pianto di Dio è la nostra salvezza; lì Dio dice tutto se stesso: se amico è un nome di Dio, il mio nome è amato per sempre. Chi dice Dio, dice risurrezione. Perché la morte mette in gioco la credibilità stessa di Dio: deruba Dio dei suoi figli, riduce Dio in miseria, senza amori. Se questo è per sempre, allora Dio non è più Dio. È solo un Dio di morti. Tutta la Bibbia grida: Dio è il Dio dei vivi e non dei morti. Gesù dice a Marta: «Tuo fratello risorgerà». Marta ha sentito tante volte quelle parole alle quali risponde con una punta di delusione: «So bene che risorgerà nell'ultimo giorno. Ma l'ultimo giorno è così lontano per me....». Allora Gesù afferma: «Io sono la risurrezione e la vita». Prima la risurrezione, poi la vita. Non nell'ultimo giorno, bensì ora. Risurrezione è un'esperienza che interessa il nostro presente e non solo il futuro. A risorgere sono chiamati i vivi prima che i morti. Gesù ci rivela che c'è morte e morte, come c'è vita e vita E c'è una vita risorta: «da morti che eravamo ci ha fatti rivivere con Cristo, con lui risuscitati» dice S. Paolo. Il vero risorto non è Lazzaro, tornato alla vita mortale, ma le sorelle di Lazzaro e quanti credono in Gesù, passati alla vita di Cristo. Noi sappiamo cosa è la vita, ne facciamo esperienza.Vita è fatta di pane e di amore, di respiro e di infinita pazienza di ricominciare. Ma poi c'è la vita risorta, che è la vita stessa di Cristo cioè lasciarsi catturare dalla pietà, saper piangere il pianto dell'uomo, amare pace e giustizia, riempire la vita di quelle cose che durano oltre la morte, riempirla di Dio ogni giorno. Allora anche se non parli mai di risurrezione, mostrerai con tutto te stesso una vita risorta, di speranza.