domenica 2 marzo 2008
Breve riflessione
Credevamo che bastasse un po' di cenere sul capo per risolvere i problemi di conversione e di quaresima... macchè! Quello era solo un inizio, il bello viene di domenica in domenica con tutte le istruzioni....per vivere la settimana. Oggi Gesù, dopo un gesto carico di simboli e di tenerezza, scompare, lasciando la scena alla dialettica degli altri, tutti a difendersi, ad attaccare, a parlare senza sosta e senza gioia. E nessuno prova pena per gli occhi vuoti del cieco; nessuno che si entusiasmi per i nuovi occhi che vedono. Gesù non ci sta, non ha nulla da spartire con un mondo fatto di parole, di teatranti e di teorie. Egli è la «compassione», non la spiegazione. Esattamente ciò che cerca il cieco: condivisione cioè un po' di pane e speranza non parole. Invece gli uomini, un po' sempre farisei, hanno edificato un mondo di parole e di sofismi, che non sa più ascoltare la vita. È un mondo cieco, dove coloro che si dicono sapienti, perché ricchi di titoli, non sanno più parlare di speranza. Nelle parole dell'uomo "sapiente" il termine più ricorrente è fatalità cioè peccato. Il peccato, cioè il negare Dio, è innalzato a teoria che spiega il mondo e interpreta la realtà dove l'agire di Dio in queste teorie, è ingiusto. Se togli la fede puoi dire tutto ciò che vuoi su tutto e su tutti. La luce degli occhi è metafora della luce dell'anima cioè la fede. Chi è Gesù di Nazaret per te?". Il salto è quando si proclama, come il cieco nato, Gesù "Signore" e lo si adora come Dio. La fede cristiana non è credere qualcosa (che Dio esiste, che c'è un al di là...), ma credere in Qualcuno. Gesù nel Vangelo non ci da una lista di cose da credere; dice semplicemente : "Abbiate fede in Dio e abbiate fede in me". Per i cristiani credere è credere in Gesù Cristo. Assumere la fede fino in fondo è compromettente, è fare del vangelo gli occhi del nostro vivere.