Donna, grande è la tua fede!
17 agosto 2008
Se Gesù avesse ascoltata la donna Cananea alla prima richiesta, tutto quello che essa avrebbe conseguito sarebbe stata la liberazione della figlia. Ma tutto sarebbe finito lì e alla fine madre e figlia sarebbero morte senza lasciare traccia di sé. Invece così la sua fede è cresciuta, fino a strappare a Gesù quel grido finale di entusiasmo: "Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri!" Da quell'istante, nota il Vangelo, sua figlia fu guarita. Ma cosa è avvenuto nel frattempo? Un altro miracolo, ben più grande della guarigione della figlia. Quella donna è diventata una "credente", una delle prime credenti provenienti dal paganesimo. Una delle cause più profonde di sofferenza per un credente sono le preghiere non ascoltate. Abbiamo pregato per una certa cosa, per settimane, mesi e forse anni. Ma niente. Dio sembrava sordo. Chi si fosse trovato a osservare il comportamento e le parole di Gesù verso quella povera donna desolata, non avrebbe potuto fare a meno di vedervi insensibilità e durezza di cuore. Come si fa a trattare così una madre afflitta? Egli soffriva nell'opporre i suoi rifiuti, trepidava davanti al rischio che ella si stancasse e desistesse. Sapeva che l'arco, troppo teso, avrebbe potuto spezzarsi. C'è infatti anche per Dio l'incognita della libertà umana che fa nascere in lui la speranza. Gesù Dio, dunque, ascolta anche quando...non ascolta. E il suo non ascoltare è già un soccorrere. Ritardando nell'esaudire, Dio fa sì che il nostro desiderio cresca, che l'oggetto della nostra preghiera si elevi; che dalle cose materiali passiamo a quelle spirituali, dalle cose temporali a quelle eterne, dalle cose piccole passiamo a quelle grandi. In tal modo egli può darci molto di più di quanto inizialmente eravamo venuti a chiedergli. Tutto questo ci dice che Gesù non è il guru del momento, egli vuole essere sempre e ogni giorno
Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Riflessione
A molte persone pare faccia paura dare alla propria esistenza la gioia di appartenere a Dio e fare di Lui la vera ragione della stessa vita; ed allora si rifugiano in un cristianesimo di facciata, che nulla ha a che vedere con il ' vivere Cristo '. A volte,'usano' la parola 'cristiano', ossia si dicono tali, ma non è il Vangelo il riferimento della loro vita, la guida delle scelte, la continua testimonianza della fede, anzi, in un certo senso, per come si comportano, negano il Vangelo e Cristo. È uno spettacolo pietoso, che fa male a tutti noi, alla Chiesa che, così, si vede diffamata da costoro. Si fanno tante analisi, oggi, sulla 'qualità' dei veri cristiani e si arriva ad una percentuale davvero di pochi, molto pochi. Tanti a dirsi cristiani, pochi ad esserlo.Ma tutto questo diventa segno di un'efficace presenza della Grazia, perché fa emergere sempre di più giovani, uomini, donne, famiglie, gruppi, che hanno 'scelto' di lasciare alle spalle il semplice 'dirsi cristiani ' e si impegnano a vivere la fede con una coerenza ed una gioia da diventare preziosi testimoni, che annunziano in ogni angolo della terra la Bellezza di Dio che è vicino a noi e crea uomini sinceri e veri cioè santi. Ogni discepolo cerca di conformarsi ai progetti, agli ideali del maestro, anche il cristiano dunque, se è tale di fatto, non può non fare suo in ogni momento l'insegnamento di Gesù, il quale presenta le difficoltà ma assicura anche la forza se sappiamo attingere dalla confessione periodica, dalla partecipazione all'Eucaristia festiva, dalla lettura frequente della Parola, unità alla carità concreta e dal desiderio leale d'essere suoi amici.
IO SONO IL PANE VIVO DISCESO DAL CIELO
breve commento
Se l'uomo cercasse da Dio solo pane, la sua obbedienza sarebbe comprata, e Dio un tiranno che strumentalizza la fame dell'uomo per farsi ossequiare. Se l'uomo cercasse da Dio solo la Parola, sarebbe nell'illusione del ricco. Si cerchi la Parola mentre si cerca il Pane, e viceversa. Nel Pane si cerca una Parola, nella Parola si cerca il (senso del) Pane. L'Eucaristia è la Parola fatta Pane. Il Verbo fatto carne si fa pane per metterci in grado di camminare attraverso le difficoltà dell'esistenza, scoprendovi l'amore di Dio, nella memoria gioiosa e continua di quanto Gesù ha compiuto nella sua Pasqua. Nelle nostre famiglie i tavoli sono quadrati o rotondi. Gesù, da carpentiere creativo, ha inventato una tavola fatta a croce. Su questa "tavola" si deve imparare a masticare per sfamare altri uomini di gesti impegnativi e di buoni esempi. L'eucaristia pone così il problema della nostra vita come scelta di fedeltà, che , se accettata da religiosa si fa sociale, cioè ci apre agli uomini. L'Amore ricevuto da Cristo nell'eucaristia è comunione con lui e per ciò stesso si trasforma e si manifesta in comunione nostra con i fratelli, effettivi o possibili quali sono tutti gli uomini per noi. C'è un pericolo che questa presenza eucaristica non sia presa sul serio, basta vedere come partecipiamo alla preghiera della consacrazione senza ri-vivere le parole e la superficialità con cui ci accostiamo alla comunione, dopo aver assistito distrattamente alla celebrazione, magari masticando la gomma o sfogliando il foglietto preso entrando in chiesa, oppure perché capitati lì dopo mesi o anni di assenza, per un battesimo, una cresima, un matrimonio, un funerale e facciamo la comunione.... Ovviamente senza il sacramento della riconciliazione... Se la gente si allontana dalle chiese dobbiamo chiederci come viviamo la messa, la domenica e le relazioni con gli altri, ma anche coloro che si allontanano devono chiedersi con quale impegno si erano dedicati agli altri e a Dio.
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Riflessione:
Tutti noi abbiamo bisogno di padri, di maestri, di riferimenti, di leggi, di regole chiare e precise. Ma lo scopo di un maestro è di fare dei suoi discepoli degli altri maestri. Chi ama ci vuole fare adulti, indipendenti, maturi, anche se questo ci portasse lontano da lui. Un adulto vuole che anche suo figlio diventi adulto: se lo tiene sempre bambino può gestirlo, manipolarlo. Se ti faccio intendere che tu avrai sempre bisogno di me, che penderai dalle mie labbra, è come se ti usassi. Non si può essere sempre discepoli, ciascuno deve diventare maestro della propria vita. Se Dio non avesse voluto che ragionassimo, che fossimo responsabili, non ci avrebbe dato il cervello. Hai le gambe: cammina. Hai gli occhi: osserva. Hai le orecchie: ascolta. Hai il cervello: usalo. La chiesa cerca formare uomini liberi, veri, dalla grande coscienza critica, uomini che sanno vedere, interpretare la storia, prevederla; uomini alternativi, come Gesù lo è stato. Volare non significa solo muovere le ali, ma restare in aria senza sostegno. La chiesa non ci da un Dio già fatto, solo da credere, già confezionato, ma ci insegna a scoprirlo, a cercarlo, a trovarlo, perché chi trova Dio, il vero Dio, non lo lascia più. Il Cristianesimo non ti dà la verità, ma ti insegna a vederla, se lo vuoi però. Il Cristianesimo non ti dà Dio, ma ti insegna a cercarlo e per questo delude molti. Il Cristianesimo non ti da le regole di vita, ma ti invita a vivere. Il maestro non è colui che ti guida, bensì colui che ti aiuta a scoprire te stesso, la realtà e a incontrare Dio. Ci fa crescere solo se facciamo le cose per amore: magari faticando, soffrendo e sudando, ma per amore, perché sentiamo che ci fanno bene e ci riempiono il cuore. L'educazione avviene nell'amore, anche se a volte, ha il sapore del rimprovero, perché chiede di vedere la vita con l'occhio di Dio, che non è il nostro. Questo potrebbe farti sentire solo, non capito ma è nello stesso tempo certezza che hai scelto quel Dio che manderà il Consolatore. Consolatore vuol dire proprio: stare con chi è solo...
MESSA FESTIVA
Partecipare alla Messa festiva .... I sacramenti sono in funzione della domenica, giorno in cui il cristiano partecipa alla vita della sua parrocchia dando tutte le sue energie e doti. Ad essa sono chiamati anche i ragazzi battezzati, e meglio ancora, i loro genitori. La domenica è il giorno privilegiato per la messa e per la carità. La messa del sabato sera è valida solo per coloro che alla domenica hanno impegni di lavoro o altro che non possono procrastinare....o sottrarsi o per coloro che per una gita o altro prevedono l'impossibilità o una grande difficoltà a partecipare alla celebrazione comunitaria della festa. La comodità non è accetta come motivazione per la messa del sabato.
Domenica delle Palme
La nostra partecipazione coinvolgente ci disponga a consegnare nuovamente alla storia l'evento ineguagliabile della morte e risurrezione di Cristo Signore, unico Salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre.
commento
Il cuore del Vangelo è il racconto di questo lungo dolore. La «bella notizia» in realtà narra una morte, il patire di un Dio appassionato. La croce è l'abisso dove Dio si rivela l'amante. Sulla croce il male raggiunge la sua massima intensità: riesce ad uccidere l'autore della vita. Proprio in quell'evento Dio si esprime totalmente: in lui si precipita tutto il male del mondo, quel male che si vince solo portandolo. E Dio dà se stesso al male che lo crocifigge, a noi che lo crocifiggiamo. Non è un Dio indifferente, è il Dio che entra nella tragedia cui è inchiodata ogni sua creatura, è amore che si immerge nell'oscurità e nel grido della nostra morte, che vince morendo. Perfino il sole di mezzogiorno sembra ribellarsi, la tenebra inghiotte la luce, è la creazione che ritorna al caos primordiale, a un «in principio» da cui Dio trae un mondo nuovo. Il grido alto di Cristo che muore è la voce potente del Verbo creatore, che richiama il sole dal grembo della notte; è il vagito possente e vittorioso dell'uomo che nasce. Quando Gesù muore, un'altra creazione si dischiude. All'ora nona finiva un mondo e ne nasceva un altro. «Scendi dalla croce», gridavano. Ma se scende, vince ancora la logica del vecchio mondo, chi ragiona in termini di potenza. Se scende, è solo un Signore onnipotente. Invece egli è altro, è un Amore onnipotente. Che può soltanto ciò che l'amore può. Solo il nostro Dio non scende dal legno della croce. Si consegna alla Notte del peccato, si abbandona all'Altro per gli altri. Rappresentandoci tutti nei nostri abbandoni e peccati, nelle nostre notti, nelle desolazioni. Ogni nostro grido, ogni abbandono, può sembrare una sconfitta. Ma se è gridato al Padre, ha il potere, senza che sappiamo come, di far tremare la pietra di ogni nostro sepolcro, di ogni nostra ipocrisia, di ogni nostra indecisione.
Gesù piange per l'amico Lazzaro. Le lacrime sono la ribellione di Gesù ad accettare la morte dell'amico. Amore sincero fino al grido: Vieni fuori! Ciascuno di noi è Lazzaro, amato e malato. Il pianto di Dio è la nostra salvezza; lì Dio dice tutto se stesso: se amico è un nome di Dio, il mio nome è amato per sempre. Chi dice Dio, dice risurrezione. Perché la morte mette in gioco la credibilità stessa di Dio: deruba Dio dei suoi figli, riduce Dio in miseria, senza amori. Se questo è per sempre, allora Dio non è più Dio. È solo un Dio di morti. Tutta la Bibbia grida: Dio è il Dio dei vivi e non dei morti. Gesù dice a Marta: «Tuo fratello risorgerà». Marta ha sentito tante volte quelle parole alle quali risponde con una punta di delusione: «So bene che risorgerà nell'ultimo giorno. Ma l'ultimo giorno è così lontano per me....». Allora Gesù afferma: «Io sono la risurrezione e la vita». Prima la risurrezione, poi la vita. Non nell'ultimo giorno, bensì ora. Risurrezione è un'esperienza che interessa il nostro presente e non solo il futuro. A risorgere sono chiamati i vivi prima che i morti. Gesù ci rivela che c'è morte e morte, come c'è vita e vita E c'è una vita risorta: «da morti che eravamo ci ha fatti rivivere con Cristo, con lui risuscitati» dice S. Paolo. Il vero risorto non è Lazzaro, tornato alla vita mortale, ma le sorelle di Lazzaro e quanti credono in Gesù, passati alla vita di Cristo. Noi sappiamo cosa è la vita, ne facciamo esperienza.Vita è fatta di pane e di amore, di respiro e di infinita pazienza di ricominciare. Ma poi c'è la vita risorta, che è la vita stessa di Cristo cioè lasciarsi catturare dalla pietà, saper piangere il pianto dell'uomo, amare pace e giustizia, riempire la vita di quelle cose che durano oltre la morte, riempirla di Dio ogni giorno. Allora anche se non parli mai di risurrezione, mostrerai con tutto te stesso una vita risorta, di speranza.
Breve riflessione
Credevamo che bastasse un po' di cenere sul capo per risolvere i problemi di conversione e di quaresima... macchè! Quello era solo un inizio, il bello viene di domenica in domenica con tutte le istruzioni....per vivere la settimana. Oggi Gesù, dopo un gesto carico di simboli e di tenerezza, scompare, lasciando la scena alla dialettica degli altri, tutti a difendersi, ad attaccare, a parlare senza sosta e senza gioia. E nessuno prova pena per gli occhi vuoti del cieco; nessuno che si entusiasmi per i nuovi occhi che vedono. Gesù non ci sta, non ha nulla da spartire con un mondo fatto di parole, di teatranti e di teorie. Egli è la «compassione», non la spiegazione. Esattamente ciò che cerca il cieco: condivisione cioè un po' di pane e speranza non parole. Invece gli uomini, un po' sempre farisei, hanno edificato un mondo di parole e di sofismi, che non sa più ascoltare la vita. È un mondo cieco, dove coloro che si dicono sapienti, perché ricchi di titoli, non sanno più parlare di speranza. Nelle parole dell'uomo "sapiente" il termine più ricorrente è fatalità cioè peccato. Il peccato, cioè il negare Dio, è innalzato a teoria che spiega il mondo e interpreta la realtà dove l'agire di Dio in queste teorie, è ingiusto. Se togli la fede puoi dire tutto ciò che vuoi su tutto e su tutti. La luce degli occhi è metafora della luce dell'anima cioè la fede. Chi è Gesù di Nazaret per te?". Il salto è quando si proclama, come il cieco nato, Gesù "Signore" e lo si adora come Dio. La fede cristiana non è credere qualcosa (che Dio esiste, che c'è un al di là...), ma credere in Qualcuno. Gesù nel Vangelo non ci da una lista di cose da credere; dice semplicemente : "Abbiate fede in Dio e abbiate fede in me". Per i cristiani credere è credere in Gesù Cristo. Assumere la fede fino in fondo è compromettente, è fare del vangelo gli occhi del nostro vivere.