Cosa avrà mai insegnato Gesù da suscitare tanto stupore? In fondo ciò che insegnava era quello che insegniamo noi: ciò che troviamo nei vangeli, negli Atti degli apostoli, e nelle Lettere degli apostoli. Come mai oggi questo insegnamento non provoca più stupore, ma spesso il contrario, cioè una sensazione di cose risapute e sorpassate? L’unica spiegazione, anche se è difficile accettarla, è che per noi l’insegnamento di Gesù è diventato quello che per gli scribi erano la Legge e i Profeti: libri da spiegare, da commentare, da imparare e sui quali cavillare ma mai giocare la propria vita, mai impegnarsi veramente. Un qualunquismo imperante si è impadronito di noi al punto che non abbiamo più voglia di annunciare, di denunciare, di dire la verità di fronte alle ingiustizie, di parlare chiaro laddove nessuno parla chiaro. Tant'è, nulla cambia: chi ha i soldi ha sempre comandato, comanda, e sempre comanderà. E allora rimaniamo assuefatti a questo modo di essere, di vivere e di fare, e non ci importa più nulla di parlare chiaro, magari in nome di Dio, per mostrare un modello differente. C’è una forte nostalgia di profeti veri, di uomini forti e profetici che dicano chiare le cose di Dio. Ce ne sono pochi, quasi sono scomparsi, in questo mondo appiattito. Il profeta è colui che parla le parole di Dio, non le sue, è colui che annuncia una salvezza che non è la sua, una giustizia che non è la sua, una vittoria che non è la sua. Verrebbe da pensare che se l'Antico Testamento era tempo di profeti, come mai oggi siamo tutti più poveri di valori e di uomini veri di allora? La risposta a mio parere è in ciascuno di noi … su come vive il Vangelo!
Gesù dice: «Il tempo è compiuto». Il tempo… non è solo un passare di secondi o minuti, ma il “luogo” della salvezza. Gesù è entrato nel nostro tempo per aiutarci a viverlo non come uno scorrere inesorabile verso il nulla, bensì come un luogo della gioia, dell’amore e della pace. Ma questo non va avanti da sé, c’è bisogno di un impegno a vivere questo tempo in un certo senso e il Vangelo ce ne dà l’opportunità. Si tratta di riuscire a dare un certo “ritmo” alla nostra esistenza, di vivere un ordine interiore che porta a non dissipare il tempo. Vivere la giornata cercando di non farsi sopraffare dagli impegni professionali o familiari e trovando pause, anche se brevi, di preghiera e di riflessione. In altre parole, bisogna dare le giuste priorità allo scorrere del tempo, sapendo che non tutto quello che ci sembra urgente è realmente importante. Oggi come uomini e come cristiani dobbiamo avere il coraggio di fermarci un po’ di più e dare più “senso” al tempo che viviamo …, secondo la logica del Vangelo: i giorni, i mesi e gli anni che Dio ci mette tra le mani sono un dono troppo prezioso per buttarli in ciò che non serve. Amare Dio, seguire Gesù e amarci veramente fra di noi … come fratelli; questo è quello che serve veramente! Ecco Dio entra così nella storia degli uomini. E vi entra mentre stanno svolgendo il loro lavoro di sempre; si presenta alla loro riva in un giorno qualunque. E si presenta alla nostra riva, a noi oggi, per rinnovare la sua proposta. E' sempre Lui che si presenta ieri come oggi, ma siamo sempre noi che dobbiamo lasciare le nostre reti per seguirlo ...
Cosa avranno visto Giovanni e Andrea di così straordinario da fissare quell’incontro nella memoria in modo indelebile, tanto che a distanza di molti anni ne ricordano l’ora: le quattro del pomeriggio? L’episodio stimola la nostra riflessione sull’urgenza dell’evangelizzazione. E’ netta la sensazione che la parola di Dio nelle nostre mani sembra perdere la forza che smuove, che sconvolge, che suscita reazioni. Eppure gli appelli a seguire Gesù non mancano. Manca la risposta cioè “vedrete”. Probabilmente ciò che facciamo vedere come cristiani non è tale da far decidere di cambiare la vita. Tutti cerchiamo di essere onesti e credenti impegnati eppure … Se desideriamo un incontro, una relazione con le persone ci informiamo su di loro e su “dove” stanno. Forse ci manca proprio il “dove” che significa “stare con, passare del tempo con”. Questa è anche la radice della vita del discepolo: stare con Gesù, scovarlo nel quotidiano delle giornate, riconoscerlo presente in un povero, testimoniarlo sul posto di lavoro, gustare la Sua voce nella Parola e lasciarsi nutrire da Lui nell'Eucaristia, passare del tempo in chiesa. Egli esige da noi, perciò, una profonda intimità, un'intensa familiarità. Difatti, ai due discepoli, come a ciascuno di noi, Gesù non pone la questione se andare con Lui o no: prima chiede cosa desideriamo, poi, ci ripete che per essere discepoli dobbiamo bramare la sua compagnia. Il “dove” non è il luogo geografico che non ha alcuna rilevanza perché Gesù stesso è il luogo della sua dimora. Quello che vale è: andare - vedere –stare con lui. L'unica vera meta è "stare con lui", dove Egli è o ha posto la sua tenda.
L'epifania significa manifestazione perché Gesù è nato non per restare nascosto, o per rivelarsi a qualche privilegiato, ma per farsi conoscere da tutti, perché tutti possano beneficiare di quello che il Figlio di Dio è venuto a compiere. Egli vuole manifestarsi: l'ha fatto con i Magi, ma prima di loro con i pastori, e dopo di loro con i dottori nel tempio, e con le folle. Anche il battesimo di Gesù è una epifania, anzi una delle principali. Si celebra nel Battesimo del Signore l'episodio con cui Gesù diede inizio alla sua vita pubblica. Lasciata Nazaret, dov'era vissuto in incognito sino all'età di circa trent'anni, egli scese sulle rive del Giordano dove Giovanni Battista preparava le folle all'imminente arrivo del Messia. Quest’anno è Marco a raccontarci il fatto. Il suo racconto è molto interessante perché per questo evangelista, che non racconta la nascita di Gesù a Betlemme, l’incarnazione avviene nel Giordano, all’inizio della vita pubblica, quando la sua venuta tra noi diventa operativa : “ Il Padre lo presenta come il Messia … E’ mio Figlio …” Il battesimo parla di nascita, come fa la voce dal cielo che scende su Gesù. Voce che è anche per noi; voce in cui brucia il cuore ardente del cristianesimo: io sono figlio; il mio nome è: amato per sempre da Dio. Battesimo significa etimologicamente: immersione. Il battezzato è uno immerso in Dio. Adesso, in questo momento immerso; in ogni momento, in ogni giorno immerso in Dio, come nell’ambiente vitale, dentro un grembo che nutre, fa crescere, riscalda e protegge. E fa nascere. Dio scende ancora, entra in noi, nasce in noi perché noi possiamo nascere in Dio; perché nasciamo nuovi e diversi. Ora gli uomini dalle difficoltà della loro storia, dalla fatica del vivere quotidiano, dal peccato che degenera per generare sofferenza, possono guardare al cielo e scoprire che non è più chiuso.
Non è facile in questo primo giorno dell’anno riflettere su Maria madre di Dio e madre nostra quando ancora viviamo i rumori della serata precedente con cui abbiamo salutato l’anno appena trascorso. Ma già l’inizio del nuovo anno evoca e suscita nuove preoccupazioni e attese, e allora ci domandiamo: “Come sarà il nuovo anno? Cosa ci porterà?”, “Chi può darci una risposta?”. Il futuro soltanto Dio lo conosce. La prima lettura biblica fa scendere su di noi una benedizione colma di luce e di speranza. Dio ci benedice ponendoci accanto persone dal volto e dal cuore luminosi. Continua la bibbia: Il Signore ti faccia grazia. Cioè qualunque cosa accadrà quest'anno, Dio sarà chino su di noi e ci farà grazia. Otto giorni dopo Natale ritorna lo stesso racconto di quella notte: Natale non è facile da capire. Facciamoci guidare allora da Maria, che custodiva e meditava tutte queste cose nel suo cuore; che cercava che tenesse insieme gli opposti: una stalla e «una moltitudine di angeli», una mangiatoia e un «Regno che non avrà fine». Come lei, come i pastori, anche noi salviamo almeno lo stupore: a Natale il Verbo è un neonato che non sa parlare, l'Eterno è appena il mattino di una vita, l'Onnipotente è un bimbo capace solo di piangere. Dio ricomincia sempre così, con piccole cose e in alto silenzio. Come Maria anche noi dobbiamo custodire e meditare la nostra storia, scovare la presenza di Dio annodata ai fatti e agli eventi che hanno segnato - nella gioia o nella fatica - il tempo che ci è stato donato. E' la nostra quotidianità più ordinaria come quella di Maria a Nazareth, il luogo in cui possiamo fare esperienza di Dio. Che il 2012 sia veramente il tempo per Dio
Nei giorni di Natale tutte le nostre chiese, già straordinarie per bellezza, diventano ancora più belle, riempiendosi di luci, di canti, di preghiere. Però loro bellezza e i loro splendore servirebbero a poco se esse non ci spingessero a rendere più bello e luminoso il tempio di Dio che siamo noi credenti, come singoli e come comunità. Dobbiamo far sì che questo clima natalizio, così potente e penetrante da scuotere anche le persone più indifferenti alla dimensione religiosa della vita, non ci coinvolga soltanto a livello emotivo e sentimentale. Può e deve servirci per rendere più profonda la nostra conversione a templi viventi di Dio. Viviamo in un periodo di pesante decadimento morale. Ogni giorno le cronache ci informano di truffe, di corruzioni, di violenze, di sfruttamenti, di tradimenti, di razzismo … Come si fa a non pensare che anche noi cristiani siamo responsabili, almeno in parte, di questa situazione? Ma quale è veramente la casa che Dio vuole? Guardiamo a Maria, sia lei il modello di questi ultimi giorni di attesa del Signore. Forse ancora non sappiamo cosa Dio ci sta chiedendo, forse abbiamo le idee confuse o forse il nostro cuore è così distratto e rinsecchito da nemmeno rendersi conto che una Parola (Gesù) sta bussando e chiede di essere accolta. L'azione dello Spirito non ci chiede di essere all'altezza, i migliori, i primi della classe, ma solo di essere disponibili, raggiungibili dalla Parola, pronti come Maria a dichiarare tutta la nostra disponibilità: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Venne un uomo mandato da Dio... per dare testimonianza alla luce. Ecco cos'è un profeta: testimone della luce e non dell'ombra; annunciatore del bene e non dello sfascio e del degrado del mondo; sentinella del positivo e non dei difetti o dei peccati che assediano ogni epoca e ogni vita. Certo deve denunciare e mettere a nudo il male proponendo l'alternativa al bene senza colpire l'uomo che sbaglia. Il mondo non poggia sul male o sul peccato, non si regge neppure su di un moralismo rigoroso e sterile, ma sulla primogenitura del bene che discende dal cuore di luce di Dio. Chi è Gesù? Questa è la domanda fondamentale che da duemila anni coinvolge credenti e non credenti. Chi è Gesù per me? Alla chiesa e a ogni credente spetta di aiutare in questa ricerca, di facilitare l'incontro personale con la persona di Gesù Cristo. Io, cosa faccio per aiutare chi è nel dubbio o sta cercando la fede? Tutti noi dovremo svolgere la funzione di Giovanni il Battista. Dobbiamo essere noi cristiani annunciatori del Regno di Dio, della venuta di Gesù, del suo amore, della sua misericordia. Come Giovanni anche noi, dobbiamo essere semplicemente una voce che grida al deserto dell'indifferenza religiosa perché fiorisca la fede. Come Giovanni anche noi dobbiamo essere un piccolo mezzo che il Signore adopera per illuminare la strada a chi è nel buio. Gesù è in mezzo a quella folla che circonda Giovanni e Giovanni sarà l'unico a riconoscerlo. Oggi Giovanni ci dice che Gesù è in mezzo a noi e che è ancora tutto da scoprire: come facciamo a vederlo e a riconoscerlo? La via maestra per arrivare a questo è stare molto attenti alle persone che il Signore ci mette accanto, lasciando che entrino nella nostra vita, che ci disturbino, che sconvolgano i nostri piani, come ha fatto Maria accettando l'avvento di Gesù nella sua vita.
Domenica scorsa la parola di Dio ci esortava a prendere sul serio l’Avvento con un grido congiunto del profeta Isaia e di Gesù: “Vegliate!”. Oggi al profeta Isaia si unisce Giovanni per lanciarci un altro appello: “Preparate la via del Signore!” Dunque qualcuno o qualche cosa sta per avvenire! Domandiamoci: cosa facciamo se arriva un amico che ci è caro e che per noi è importante o addirittura determinante? Non lo aspettiamo sicuramente con le braccia conserte, ma dandoci da fare per sistemare la casa, riordinandola, spolverandola, addobbandola con quanto abbiamo di più bello. Dio non ci taglia fuori ma ci coinvolge nella sua avventura, ci invita ad essere corresponsabili e ci affida un compito importantissimo stando al vangelo: essere voci che gridano nel deserto, ovvero nei luoghi nei quali meno evidenti sono i segni della presenza di Dio. Siamo invitati a raggiungere quei luoghi, abitarli, riconoscervi una presenza e annunciarla, al di là di ogni apparente assenza. Soltanto in quel deserto è possibile aprire una strada, solo lì, in quel dolore è possibile dire Dio ti guarda, soltanto lì, in quella solitudine è possibile dire Dio cammina con te portandoti in braccio, solo lì, in quella lontananza, in quel peccato, è possibile sentirsi comunque accolti, perdonati, amati. Liberiamo la nostra vita da tutto ciò che è abitudine, consuetudine, ripetizione senz’anima ed entusiasmo. Chi non si rinnova, invecchia, deperisce, crede di vivere invece muore ogni giorno. Incontrare Gesù in questa concretezza rinnova e potenzia tutta la nostra vita, perché Gesù è sempre nuovo e l’incontro con lui tutto rinnova, abbiamo bisogno d’ essere nuovi.
Ritorna l’Avvento. La prima attenzione va posta sul “ritorna”, perché tutto ciò che ritorna rischia di non sorprenderci, di non scuoterci, di non interessarci. Questo rischio è presente in ogni tipo di ritorno, ma in modo particolare per un tempo liturgico che non ha più implicazioni reali e visibili con la vita quotidiana, in una società regolata dall’orologio e non più dalle campane. Quello che concretamente possiamo vedere e dal quale veniamo stimolati è la festa di Natale che si avvicina. È impossibile non accorgercene. Ce lo gridano le luminarie per le strade, le vetrine dei negozi, i servizi televisivi sui consumi prevedibili. L’invito è a “svegliarsi”, che non è solo il non cadere nelle trappole dei mass- media ma aprire le orecchie e ascoltare bene attorno per scoprire che anche in mezzo ai tanti rumori della vita frenetica quotidiana, anche in mezzo alle urla dei litigi e delle televisioni ci sono piccoli segnali del mondo nuovo di Dio. La vigilanza è perciò attenzione alla moralità dei propri atti, è preghiera e dialogo continuo con il Signore, soprattutto nella messa festiva. Avvento è il tempo dell’ attesa. Si attende non per una mancanza, ma per una pienezza, una sovrabbondanza. Come fa ogni donna incinta, quando l’attesa non è assenza del figlio , ma evento di completezza e di totalità, esperienza amorosa dell’essere uno ma anche dell’essere due al tempo stesso; ambedue sono in attesa. Uno di far nascere e l’altro di nascere. Attendere nel testo biblico significa «amare colui che sta per arrivare». Noi attendiamo un Signore che già vive in noi, perché sue creature ma nel frattempo sappiamo che dobbiamo ri-nascere nuovi in lui senza perderci nel sonno dell’incertezza. Buon cammino d'avvento!
In nessun'altra religione il dio o gli dei si identificano in maniera non generica, ma precisa e concreta, nelle loro creature. In nessun'altra religione il santone, il fondatore, il profeta non chiedono onori, incensi, devozioni ... ma soltanto il bene delle altre persone. Solo il Cristianesimo ha in primo piano l'amore al prossimo come a Dio. La straordinarietà el'unicità della nostra fede sta qui. Questo messaggio fa piazza pulita di tutte le forme antiche e moderne di un Dio da cercare e trovare chissà dove, attraverso percorsi complicati o astrusi, e di religiosità rarefatte e spiritualistiche. La nostra fede ci dice che Dio non bisogna cercarlo. È lui che ci cerca con tutti coloro che ci vivono vicino, che incontriamo, che conosciamo bisognosi di un gesto, anche piccolo, di solidarietà e di amore. Se non lo riconosciamo lì, è inutile cercarlo altrove e in altri modi. Religiosità astratte e spiritualistiche, possibilmente di tipo orientaleggiante, oggi vanno molto di moda, cercate anche dai cristiani. Il perchè lo si capisce subito. Cercare un dio senza volto, senza identità precisa, che non chiede, non disturba nel silenzio, nello yoga, nella natura è facile, infine cerchi solo te stesso. Il nostro Dio, invece, ha un volto preciso: quello di Gesù che si identifica nell'uomo. È inutile che lo cerchi altrove. Non facciamo grandi cose per gli altri? Pazienza! Non sono necessarie. Per entrare nel Regno bastano piccoli gesti quotidiani che sono alla nostra portata. (T.L.)