La Liturgia odierna ci mostra ancora come la Parola di Gesù abbia il potere di liberare dall’immobilismo, di guarire, di sollevare l’uomo dal male che lo affligge. Eppure i giorni che stiamo vivendo e la vicenda così drammatica che affligge l’Italia ed il mondo intero suonano come un “contro-Vangelo”. Il Vangelo di oggi è di vita… Certo che anche le giornate di Gesù non erano uno scherzo: guarigioni, ammalati da ogni parte, folle che lo cercano, discepoli che non capiscono e poi, soprattutto la preghiera. E sì, la preghiera! Questo è ciò che fa la differenza! Gesù, guarendo la suocera di Pietro da una banale “influenza”, ci invita a guardare oltre il segno, a scorgerne il significato. La piccolezza e l’irrilevanza umana del prodigio ci fanno intuire che dobbiamo spostare lo sguardo altrove. Nel testo due espressioni ci aiutano a cogliere il valore simbolico di questo evento: “la fece alzare” e “si mise a servirli”. La mano di Gesù non solo rialza dall’ immobilità della febbre, ma risveglia soprattutto il cuore e anche la donna inizia a servire. E’ il contagio dell’amore, di quel servizio che ci fa vivere a sua immagine e somiglianza: “sono in mezzo a voi come colui che serve”. Lasciamoci raggiungere dalla mano di Gesù per essere servi. Troviamoci pure noi un tempo e un luogo per affidare al Padre la nostra giornata con la preghiera dando umanità alla nostra vita e per ricordarci di guardare il cielo...La giornata di Gesù era così scandita: la preghiera comunitaria nella sinagoga e quella privata in un luogo appartato; l’insegnamento, e le guarigioni. Tre preziose indicazioni! Un cristiano, in quanto tale, non può prescindere dalla preghiera, comunitaria (quella che ha il suo vertice nella Messa) e privata (nelle mille forme possibili, secondo le circostanze e l’indole personale).